Ritengo che vi siano molte e differenti le circostanze della vita per le quali un individuo potrebbe essere definito (o definire se stesso) “esule” o “esiliato”. Esistono, anche nel cuore del “florido” occidente, infatti, varie forme di esilio: l’esilio dall’incomprensione dei propri familiari, dalla precarietà economica e lavorativa, dalla grettezza culturale di un’area depressa (spesso volutamente lasciata a quell’inedia che è “sedazione delle coscienze”, individuali e collettive), l’esilio dal rischio di essere speso allegramente, nell’odierno mercato del lavoro, come “capitale umano” prima di essere gettato via come “materiale di scarto”.
Naturalmente, prima di queste forme di esilio evidenti e “ordinarie”, vi sono quelle ben più dolorose e violente, dovute alle persecuzioni attive di regimi militari, quelle dovute alla desertificazione, alla tropicalizzazione di aree non più sicure, alle malattie e alle carestie. Ma a margine di queste forme di esilio, “quotidiane” o macroscopiche, credo che stia crescendo una “nuova” (non propriamente nuova) forma di esilio: l’esilio da se stessi, dalla propria identità più autentica, dall’identità della storia personale e familiare che compone ciò che in noi è “il bene”, ciò che dovrebbe nutrire l’orgoglio e il coraggio di scelte difficili e consapevoli, e che invece sta lasciando il posto alla boria d’appartenere a un’entità collettiva che, nella realtà dei fatti, non esiste, o non è affatto come viene dipinta. Mi riferisco alla nazione intesa come un “noi” che esiste solo come contrapposizione a un “voi” o a un “loro”, che saranno stabiliti in un triste gioco delle parti dall’opportunismo del momento. La storia personale e familiare, invece, quella dei vissuti spesso dolorosi, insegnamento dei padri, la storia di appartenenza vera, sulla quale potremmo confrontarci per decidere “verità concertate”, la storia degli avvenimenti memorabili e formativi che, unita a un po’ di cultura, dovrebbe comporre il nostro “senso del bene”, oggi è troppo facilmente accantonata per ragioni utilitaristiche. É ritenuto ingiustamente inutile questo strumento cognitivo nell'arena fangosa delle scelte di campo, perché “non porta il pane in tavola” , perché non aiuta a “fare carriera” e perché ci si illude che possa esserne preservata la preziosità relegandola al microcosmo familiare. In questa rinuncia a se stessi, a questa parte genuina della coscienza individuale, c’è a mio parere un esilio inconsapevole e pericoloso, specialmente alla luce di quel che avviene oggi in Europa.
Pur essendo da sempre un semplice e moderato assertore della democrazia, io oggi mi trovo nella condizione di esule per ragioni politiche, etiche e intellettuali; senza alcun vittimismo: ho lasciato l’Italia perché lì non potevo più essere me stesso e persino preservare la mia incolumità, a fronte del mio semplice e legittimo desiderio di non cedere a compromessi oggettivamente inammissibili.
Questo sito nasce dal desiderio di riflettere, ove possibile con leggerezza, dal bisogno di espressione (per me una“religione”) e dal desiderio di conoscere chi, per le ragioni più disparate, potrebbe considerare anche se stesso un esiliato.
Sono partito per la seconda volta a cinquant’anni passati col cuore pesante e la ferma intenzione di non tradire me stesso; sono partito solo e disgustato, ricordando con nostalgia e dolore la mia partenza precedente, quella dei miei vent’anni, quando non cercavo scampo, quando semplicemente smaniavo nel desiderio di “costruirmi”. Ero pieno di forze, buona volontà e speranze, andavo a Bologna a studiare e nel mio cuore risuonavano i versi di C. Baudelaire che D., un mio grande amore di allora, mi aveva fatto conoscere:
"
Per il ragazzo, amante delle mappe e delle stampe,
l’universo è pari al suo smisurato appetito.
Com’è grande il mondo al lume delle lampade!
Com’è piccolo il mondo agli occhi del ricordo!
Un mattino partiamo, il cervello in fiamme,
il cuore gonfio di rancori e desideri amari,
e andiamo, al ritmo delle onde, cullando
il nostro infinito sull’infinito dei mari:
c’è chi è lieto di fuggire una patria infame;
altri, l’orrore dei propri natali, e alcuni,
astrologhi annegati negli occhi d’una donna,
la Circe tirannica dai subdoli profumi.
Per non esser mutati in bestie, s’inebriano
di spazio e luce e di cieli ardenti come braci;
il gelo che li morde, i soli che li abbronzano,
cancellano lentamente la traccia dei baci.
Ma i veri viaggiatori partono per partire;
cuori leggeri, s’allontanano come palloni,
al loro destino mai cercano di sfuggire,
e, senza sapere perchè, sempre dicono: Andiamo!
I loro desideri hanno la forma delle nuvole,
e, come un coscritto sogna il cannone,
sognano voluttà vaste, ignote, mutevoli
di cui lo spirito umano non conosce il nome!
"
Così si dovrebbe partire, appunto per costruire e costruirsi, “col cuore leggero”, non per allontanarsi da chi vuol distruggere il poco che si è fatto.
In queste pagine intendo ancora affermare questo principio con i contenuti che posso produrre, che non voglio smettere di proporre. Non voglio più avere dei social, per questo predisporrò una mailing-list che avvisi dei nuovi contenuti chiunque mi contatterà. Aiutatemi a ricomporre questo quadro, non lasciamolo al furore della comunicazione usa-e-getta: se volete accennare alla storia che vi ha reso, o che vi fa sentire, degli “esiliati”, se non sono solo io a sentirmi “depredato” della mia vita, scrivete a
Le intenzioni “editoriali” che mi muovono sono espresse dalla descrizione sito che qui segue: se avete altre idee per integrare contenuti e attività, fatevi avanti. Al di là delle situazioni del singolo, potrebbe essere una piattaforma di lavoro. Se vi piace l’idea e volete collaborare, oltre che riportando la vostra esperienza, anche proponendo dei contenuti originali, non esitate a contattarmi.
Cordialmente,
Luca Aiello,
autore, ex insegnante, italiano fuoriuscito.
Descrizione del sito (per i motori di ricerca).
Magazine, rivista, blog. Narrativa, satira politica, testi teatrali, poesie, testimonianze su vissuti migratori o di esilio. Luogo di confronto e incontro tra fuoriusciti che si cercano. Base di lavoro per pubblicazioni librarie sui diritti fondamentali dell'uomo e sulla lotta alle discriminazioni.
Je pense qu'il existe de nombreuses circonstances différentes dans la vie pour lesquelles un individu pourrait être défini (ou se définir lui-même) comme « exilé ». Il existe, même au cœur de l'« occidental florissant », différentes formes d'exil : l'exil dû à l'incompréhension de sa propre famille, l'exil lié à la précarité économique et professionnelle, l'exil lié à la mesquinerie culturelle d'une zone déprimée (laissée à l'inaction qui est la « sédation des consciences », tant individuelles que collectives), l'exil du risque d'être consommé joyeusement, sur le marché du travail actuel, comme « capital humain » avant d'être jeté comme « déchet ».
Bien sûr, avant ces formes d'exil évidentes et « ordinaires », il y a celles bien plus douloureuses et violentes, dues aux persécutions actives des régimes militaires, à la désertification, à la tropicalisation de régions désormais dangereuses, aux maladies et aux famines. Mais en marge de ces formes d'exil, je crois qu'une « nouvelle » forme est en train de croître (non pas véritablement nouvelle). Il s'agit de l'exil de soi-même, de sa propre identité la plus authentique, de l'identité de l'histoire personnelle et familiale qui constitue ce qui est en nous « le bien ». C'est cela qui devrait nourrir l'orgueil et le courage de choix difficiles et conscients, et qui, au contraire, laisse aujourd'hui place à la vanité d'appartenir à une entité collective qui, dans les faits, n'existe pas ou n'est pas du tout ce qu'on nous en dit. Je parle de la nation entendue comme un « nous » qui n'existe que comme une opposition à un « vous » ou à un « eux ». À un "eux" qui sera défini dans un triste jeu de rôles dicté par l'opportunisme du moment. L’histoire personnelle et familiale, quant à elle, celle des vécus souvent douloureux, des enseignements des pères, l’histoire d’une appartenance réelle, sur laquelle nous pourrions nous confronter pour décider des « vérités concertées », l’histoire des événements mémorables et formateurs qui, avec un peu de culture, devrait constituer notre « sens du bien », est aujourd'hui trop facilement mise de côté pour des raisons utilitaristes. Ce savoir cognitif est injustement jugé inutile dans l'arène boueuse des choix de terrain, car « il ne met pas de pain sur la table », car il n’aide pas à « faire carrière », et parce qu’on s’imagine qu’on peut préserver sa précieuse nature en la reléguant au microcosme familial. Dans ce renoncement à soi-même, à cette partie authentique de la conscience individuelle, je vois, à mon avis, un exil inconscient et dangereux, surtout à la lumière de ce qui se passe aujourd'hui en Europe.
Bien que j’aie toujours été un défenseur simple et modéré de la démocratie, je me trouve aujourd'hui dans la position d'exilé pour des raisons politiques, éthiques et intellectuelles, sans aucun sentiment de victimisme : j'ai quitté l'Italie parce que là-bas je ne pouvais plus être moi-même et même préserver ma sécurité, face à mon simple et légitime désir de ne pas céder à des compromis objectivement inacceptables.
Ce site naît du désir de réfléchir (lorsque cela est possible avec légèreté), du besoin d'expression (pour moi une « religion ») et du désir de connaître ceux qui, pour des raisons diverses, pourraient également se considérer comme des exilés.
J'ai quitté pour la deuxième fois, à plus de cinquante ans, avec le cœur lourd et la ferme intention de ne pas me trahir ; je suis parti seul et dégoûté, me souvenant avec nostalgie et douleur de mon départ précédent, celui de mes vingt ans, quand je ne cherchais pas à fuir, mais que je brûlais simplement du désir de « me construire ». J’étais plein de forces, de bonne volonté et d’espoirs, je partais à Bologne pour étudier, et dans mon cœur résonnaient les vers de C. Baudelaire que D., un grand amour de l'époque, m’avait fait découvrir :
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Pour le jeune homme, amateur de cartes et de gravures,
L'univers est à la hauteur de son appétit démesuré.
Comme le monde est grand à la lumière des lampes !
Comme le monde est petit aux yeux du souvenir !
Un matin nous partons, le cerveau en feu,
Le cœur gonflé de rancœurs et de désirs amers,
Et nous allons, au rythme des vagues, bercés
Par notre infini sur l'infini des mers :
Certains sont heureux de fuir une patrie infâme ;
D'autres, l'horreur de leurs origines, et quelques-uns,
Astrologues noyés dans les yeux d'une femme,
La Circe tyrannique aux parfums insidieux.
Pour ne pas être changés en bêtes, ils s’enivrent
D’espace et de lumière et de cieux ardents comme des braises ;
Le froid qui les mord, les soleils qui les bronzent,
Effacent lentement la trace des baisers.
Mais les vrais voyageurs partent pour partir ;
Cœurs légers, ils s'éloignent comme des ballons,
Ne cherchant jamais à fuir leur destin,
Et, sans savoir pourquoi, ils disent toujours : Allons-y !
Leurs désirs ont la forme des nuages,
Et, comme un conscrit rêve du canon,
Ils rêvent de voluptés vastes, inconnues, changeantes
Dont l’esprit humain ne connaît pas le nom !
"
Ainsi, on devrait partir, justement pour construire et se construire, « le cœur léger », non pour s’éloigner de ceux qui veulent détruire ce que l’on a réussi à faire.
Dans ces pages, je tiens encore à affirmer ce principe avec les contenus que je peux produire, que je ne veux pas cesser de proposer. Je ne veux plus de réseaux sociaux, c’est pourquoi je mettrai en place une mailing-list pour avertir des nouveaux contenus ceux qui me contacteront. Aidez-moi à reconstituer ce tableau, ne le laissons pas au fracas de la communication jetable : si vous voulez évoquer l’histoire qui vous a rendus, ou vous fait vous sentir, des « exilés », si je ne suis pas le seul à me sentir « dépouillé » de ma vie, écrivez à
.
Les intentions « éditoriales » qui me motivent sont exprimées dans la description du site qui suit : si vous avez d'autres idées pour intégrer du contenu et des activités, n’hésitez pas à vous manifester. Au-delà des situations individuelles, cela pourrait devenir une plateforme de travail. Si l'idée vous plaît et que vous souhaitez collaborer, en plus de partager votre expérience, en proposant du contenu original, n’hésitez pas à me contacter.
Cordialement,
Luca Aiello,
auteur, ex-enseignant, Italien exilé.
Description du site (pour moteurs de recherche) :
Magazine, revue, blog. Récits, satire politique, textes théâtraux, poésies, témoignages sur les vécus migratoires ou d’exil. Lieu de confrontation et de rencontre entre exilés en quête les uns des autres. Base de travail pour des publications sur les droits fondamentaux de l'homme et la lutte contre les discriminations.